- Radiazioni solari: cosa sono e tipologie
- Radiazioni solari: gli effetti
- Protezione solare: come proteggersi e capire l’SPF
- Protezione solare: usi corretti
- Sport outdoor e protezione solare
cosa sono e tipologie
gli effetti
come proteggersi e capire l’SPF
usi corretti
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Sono l'energia emessa dal sole sotto forma di onde elettromagnetiche. Queste onde sono caratterizzate da diversa lunghezza d’onda e hanno effetti differenti sulla terra e sull’organismo umano.
Quelle che raggiungono la terra sono comprese tra i raggi UVA e UVB, la luce visibile e una parte dell’infrarosso. Ognuna di queste tipologie di radiazioni solari ha effetti e interazioni specifiche con l'atmosfera e la superficie terrestre. Ad esempio, la luce visibile supporta la fotosintesi delle piante, gli infrarossi (IR) contribuiscono al riscaldamento terrestre, e gli ultravioletti (UV) possono avere effetti benefici sulla salute delle persone (come la sintesi della vitamina D) e anche dannosi come scottature e danni cellulari. -
La radiazione UV è suddivisa in 3 bande di lunghezza d’onda differenti: UVA (400-315 nm); UVB (315- 28 nm) e UVC (280-100nm).
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Le radiazioni UVB costituiscono il 5% della radiazione ultravioletta che raggiunge la superficie terrestre. Sono bloccate da vetro e nuvole. Sono in grado di penetrare nei primi strati dell’epidermide e sono i responsabili dell’abbronzatura. Tuttavia, l’esposizione prolungata senza protezioni provoca arrossamenti, scottature ed eritemi solari.
L'irraggiamento UVB non è costante ma dipende dalla latitudine, altitudine, orario e fattori ambientali come l'inquinamento. -
Le radiazioni UVA rappresentano il 95% della radiazione ultravioletta che raggiunge la terra. Sono presenti tutto l’anno e in grado di superare gli ostacoli ambientali, come le nuvole, e gli stessi tessuti dei vestiti.
Penetrano molto più a fondo nell’epidermide rispetto ai raggi UVB, raggiungendo persino il derma, e causando fotosensibilizzazione, fotodermatosi, infiammazioni acute e croniche e danni cumulativi nel DNA cellulare che possono portare allo sviluppo di neoplasie. Sono le radiazioni più pericolose perché la loro esposizione è indolore e gli effetti negativi non sono immediatamente percepibili.
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Le radiazioni UVC sono bloccate dalla fascia d’ozono che circonda il globo terrestre, per fortuna perché sono le più pericolose per l’organismo umano.
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I raggi UVA sono più pericolosi dei raggi UVB per almeno 3 motivi:
- Penetrano più a fondo nell’epidermide umano
- La loro esposizione è indolore e gli effetti negativi sono percepiti soprattutto nel lungo periodo
- Gli effetti a lungo termine degli UVA possono essere molto più pericolosi rispetto a quelli dei raggi UVB
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L'abbronzatura è una difesa naturale della pelle contro i danni causati dai raggi UV, e in particolare gli UVB. La melanina (pigmento responsabile della colorazione della pelle, prodotto dai melanociti) assorbe l'energia degli UVB e agisce come un filtro naturale, proteggendo le cellule cutanee dai danni causati da eccessiva esposizione solare.
La capacità di abbronzarsi e il livello di protezione che l'abbronzatura offre variano da persona a persona, in base alla genetica. Le radiazioni solari stimolano i melanociti, ma queste cellule hanno un limite nella quantità di melanina che possono produrre; pertanto, non è possibile forzare la pelle a superare tale limite.
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Il principale effetto in seguito all’esposizione ai raggi UV, in particolare ai raggi UVB, è l'abbronzatura che si genera in seguito alla produzione della melanina.
In caso di esposizione poco protetta e prolungata nel tempo alle radiazioni UVB l’eritema da scottatura solare è la risposta cutanea acuta più evidente e ben riconosciuta all’irradiazione, in particolare negli individui con la pelle chiara.I cambiamenti istologici nelle cellule della pelle che causano l'abbronzatura sono
generalmente temporanei; in assenza di ulteriori esposizioni ai raggi UV, le
cellule tornano al loro stato fisiologico in circa 1-2 settimane.L'irradiazione UV acuta (una singola esposizione) induce anche lesioni del DNA che potrebbero portare a mutazioni del DNA se non vengono riparati. Per prevenirle però le cellule sono dotate di meccanismi di riparazione del DNA.
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L'esposizione cronica e non protetta all’irradiazione UVA sfocia nel graduale deterioramento della struttura e delle funzioni cutanee e comprende manifestazioni di diversa entità.
La degradazione di collagene ed elastina determina un processo di invecchiamento precoce della pelle (conosciuto come foto-invecchiamento) con la formazione di profonde rughe, perdita di tonicità, assottigliamento del derma e la comparsa di macchie scure irregolari e persistenti.
Il danno cumulativo al DNA cellulare, derivante da lesioni acute e ricorrenti e da infiammazioni croniche, può portare a mutazioni genetiche e allo sviluppo di formazioni cancerogene come melanoma o altre forme tumorali (cheratosi attinica, carcinoma basocellulare e carcinoma squamocellulare).
Secondo le stime dell’OMS, 65.161 persone al mondo muoiono a causa dell’esposizione solare non protetta. Infatti, questa è la causa ambientale più significativa del cancro della pelle e i raggi UV sono la principale causa scatenante di questa malattia.
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Il melanoma è un tumore della pelle molto aggressivo che deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti. Il principale fattore di rischio ambientale per il melanoma cutaneo è l’esposizione eccessiva, non protetta e ripetuta ai raggi UV.
Sebbene i tassi e le tendenze di mortalità siano diminuiti, l’incidenza globale è aumentata rapidamente negli ultimi 50 anni. Rarissimo prima della pubertà, colpisce prevalentemente soggetti di età compresa tra i 30 ed i 60 anni.
In Italia è il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni in entrambi i sessi e nel 2023 sono state stimate circa 12.700 nuove diagnosi, di cui 7.000 tra gli uomini e 5.700 tra le donne.
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Proteggersi dai raggi UV è fondamentale per tutelare il nostro stato di salute e prevenire gli effetti negativi a breve e lungo termine delle radiazioni UV.
I metodi più efficaci e comuni sono indossare indumenti coprenti (esistono anche tessuti che proteggono dalle radiazioni solari), soprattutto durante le attività all’aperto, e usare creme o altri preparati che contengano filtri UV.
Nel regolamento CE n.1223/2009 sui prodotti cosmetici, i filtri UV vengono definiti come "sostanze destinate esclusivamente o prevalentemente a proteggere la pelle da determinate radiazioni UV attraverso l'assorbimento, la riflessione o la diffusione delle radiazioni UV".
Le protezioni solari vanno riapplicate con costanza durante l’esposizione, comunemente ogni due ore.
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Sono i composti in grado di proteggere la pelle dai danni indotti dalle radiazioni solari, sono classificati in due famiglie: filtri chimici e filtri fisici.
I primi sono molecole organiche in grado di assorbire la radiazione UV e restituirle sotto forma di altra energia non pericolosa per la pelle, in questo caso calore. I secondi agiscono come schermo e riflettono e/o diffondono la radiazione solare disperdendola.
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Il fattore di protezione solare (SPF o Sun Protection Factor) misura il livello di protezione fornito da un prodotto contro i raggi UVB e le scottature solari.
L'SPF rappresenta il rapporto tra il tempo che una persona può stare al sole senza scottarsi utilizzando la crema solare e il tempo che la stessa persona può stare al sole senza la crema solare prima di manifestare un eritema (rossore della pelle).
Ad esempio, una lozione con SPF30 permette di stare al sole 30 volte più a lungo senza scottarsi. Attenzione però, la durata di un SPF è influenzata da altri fattori come il sudore, l’acqua o lo sfregamento; perciò si consiglia di riapplicare sempre ogni due ore.
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La misurazione dell'Indice di Protezione Solare (SPF) può essere effettuata sia in vitro che in vivo.
I prodotti per la protezione solare, si dividono in classi di SPF basso (6-10), medio (15-20), alto (25-30-50) e molto alto (50+). Come riferimento, va considerato che l’SPF 30 blocca circa il 97% dei raggi UVB, mentre SPF 50 ne blocca circa il 98%.Dal 2006 inoltre viene rimossa la dicitura "schermo totale" in quanto tendenziosa.
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La quantità consigliata è di circa 2 milligrammi di crema solare per centimetro quadrato di pelle esposta. Sfortunatamente gli studi hanno dimostrato che in media i consumatori ne applicano molto meno quando si espongono intenzionalmente al sole, circa 0,5 mg/cm2, il che riduce drasticamente l'efficacia della protezione.
Se mettiamo la metà della dose consigliata di una crema con protezione 30, non otteniamo una protezione pari alla metà, cioè 15, ma una protezione pari alla radice quadrata di 30, cioè circa 5. Se ne mettiamo un quarto si arriva a un SPF effettivo di poco più di 2.
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Si. Perché la sua efficacia diminuisce nel tempo a causa di vari fattori come sudorazione, contatto con l'acqua e attrito con gli indumenti. Si consiglia di riapplicarla ogni due ore e subito dopo essersi bagnati o in caso di sudorazione intensa.
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Sì, a maggior ragione! È consigliabile scegliere creme solari specificamente formulate per pelli sensibili e controllare gli ingredienti per evitare formule con profumi, oli essenziali o altri agenti irritanti.
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Sì, è importante continuare a utilizzare la protezione solare anche se si è già abbronzati. L'abbronzatura non fornisce una protezione completa contro le radiazioni solari e le loro conseguenze a breve e lungo termine.
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No, la protezione solare va applicata anche in giornate nuvolose, poiché i raggi UVA possono penetrare le nuvole e danneggiare la pelle.
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Sì, è importante applicare la crema solare anche se hai una carnagione scura e non ti scotti facilmente. Sebbene le persone con la pelle scura abbiano una protezione naturale maggiore contro i danni da UV (grazie alla maggiore quantità di melanina), non sono immuni ai danni causati dai raggi solari.
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SI! Praticare sport all'aperto espone ad un elevato irraggiamento di radiazioni UV, aumentando il rischio di danni a breve e lungo termine come scottature, invecchiamento precoce e, infine, concorrendo allo sviluppo di neoplasie cutanee. La protezione solare è fondamentale per ridurre questi rischi.
Gli ultimi studi dimostrano che la maggior parte degli atleti è consapevole dei rischi legati alle radiazioni UV ma non fa un uso adeguato della crema solare.
La sensibilizzazione al tema potrebbe aiutare a migliorare il comportamento fotoprotettivo degli atleti, riducendo l’incidenza di neoplasie della pelle e delle lesioni precancerose in questa popolazione.
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Una protezione solare per lo sport offre un miglior comfort e una migliore esperienza di utilizzo agli atleti, resiste meglio a sudore e acqua e offre una protezione UV ottimale e ad ampio spettro.
La sua formula è studiata ad hoc per non interferire con la performance fisica e con la corretta traspirazione della pelle.
Tutte le formule SUNO rispecchiano queste caratteristiche e assicurano un assorbimento rapido e senza residui con sensazione dry touch e una protezione efficace e resistente nel tempo. Inoltre, le nostre formulazioni permettono la fisiologica traspirazione della pelle e non si sciolgono creando l’alone bianco che tipicamente si forma a seguito di una sudorazione copiosa.
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Sì, a maggior ragione perché, specialmente durante l’attività fisica intensa, la sudorazione copiosa può ridurre l’effetto della protezione solare. Quindi è importante riapplicare l’SPF dopo aver sudato, per mantenere la sua efficacia.
I prodotti SUNO hanno una formulazione Wet Skin Resistant, per cui resistono maggiormente ad acqua e sudore: è comunque consigliato riapplicarli regolarmente al fine di garantire il più alto livello di protezione.
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Sì, le protezioni solari (soprattutto quelle di vecchia generazione) possono influire sulla capacità della pelle di regolare correttamente la traspirazione e di conseguenza sulla performance finale dell’atleta.
I prodotti SUNO sono studiati e formulati per promuovere la fisiologica traspirazione della pelle e non incidere sulle performance dell’atleta.
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Sì, l'altitudine e la presenza di neve possono aumentare i rischi di esposizione solare e l'incidenza dei danni causati dai raggi ultravioletti (UV).
L'aumento della radiazione UVA (ultravioletta di tipo A) con l'altitudine è dovuto alla riduzione della densità atmosferica man mano che si sale. A quote più elevate, l'atmosfera è più sottile e i raggi solari attraversano una minore quantità di aria, facendo sì che la radiazione UVA arrivi sulla superficie terrestre con maggiore intensità rispetto al livello del mare.
Il grado di aumento della radiazione UVA può variare, ma in generale, si stima che per ogni 300 metri di aumento di altitudine, l'intensità della radiazione UVA aumenti di circa il 4-5%.
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Si, diverse attività sportive comportano esigenze diverse in termini di applicazione, comfort, durata della protezione, resistenza all’acqua o agli sfregamenti.