L’indice UV indica il livello di radiazione ultravioletta alla superficie terrestre e non coincide né con la temperatura né con la quantità di luce visibile.
Questa guida spiega cosa significa l’indice UV, come funziona la scala, dove consultarlo e cosa il numero non dice a chi pratica sport.
Cos’è l’indice UV: la definizione OMS
L’indice UV è un numero che dice quanta radiazione ultravioletta sta arrivando al suolo in un certo luogo e in un certo momento. Più il numero è alto, più la radiazione è intensa, e meno tempo serve perché pelle e occhi ne risentano. Non indica quanto fa caldo né quanta luce visibile c’è: indica il livello di radiazione UV.
Non è un valore stabilito da chi pubblica le previsioni. È una scala unica, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità insieme ad altre organizzazioni internazionali, e questo significa che un indice 7 misurato a Bolzano vuol dire la stessa cosa di un indice 7 misurato in Australia. Il numero nasce da una misura dell’intensità della radiazione, convertita in una scala semplice da leggere.
Due cose vale la pena sapere. La prima: l’indice è costruito soprattutto intorno ai raggi UVB, quelli che provocano le scottature, mentre i raggi UVA incidono poco sul valore finale. È una scelta pratica, perché la scottatura è l’effetto più immediato e misurabile, ma vuol dire che il numero non racconta tutta l’esposizione: la differenza tra raggi UVA e UVB spiega perché questo conta. La seconda: il valore riportato nei bollettini è quasi sempre il massimo della giornata, quello delle quattro ore intorno al mezzogiorno solare.
La scala 0-11+: cosa significa ogni livello
La scala parte da zero e non ha un limite superiore formale: per convenzione tutti i valori pari o superiori a 11 vengono comunicati come “11+”. A ogni intervallo corrisponde una categoria di esposizione, con indicazioni comportamentali definite dall’OMS.
Indice UV |
Categoria |
Cosa comporta per chi si allena all’aperto |
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0-2 |
Basso |
In condizioni normali, per esposizioni brevi il rischio è limitato. In presenza di superfici riflettenti, come neve, sabbia o acqua, l’esposizione effettiva può aumentare. |
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3-5 |
Moderato |
Soglia da cui l’OMS raccomanda misure di protezione: crema, occhiali, cappello, ombra nelle ore centrali. |
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6-7 |
Alto |
Protezione necessaria. Quando possibile, le attività prolungate possono essere programmate al di fuori delle ore di maggiore intensità UV. |
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8-10 |
Molto alto |
Evitare, quando possibile, l’esposizione nelle ore centrali e adottare misure di protezione rafforzate. |
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11+ |
Estremo |
A questi livelli è particolarmente importante adottare tutte le principali misure di protezione. |
La soglia operativa da ricordare è 3. Da questo valore in poi l’OMS raccomanda di adottare misure di protezione.
Cosa il numero non dice
L’indice UV fornisce un’indicazione standardizzata del livello di radiazione UV, ma non descrive necessariamente l’esposizione effettiva di ogni persona. Superfici riflettenti, ombra, orientamento e condizioni locali possono modificare l’esposizione.
Le superfici riflettenti
La radiazione UV viene riflessa dal suolo in misura molto diversa a seconda del materiale. Secondo l’OMS la neve fresca può riflettere fino all’80% della radiazione UV, l’acqua circa il 25% e la sabbia asciutta circa il 15%. Su neve, sabbia o altre superfici riflettenti, una parte della radiazione può raggiungere la pelle anche per riflessione, comprese zone che normalmente ricevono meno esposizione diretta.
La quota
Salendo di altitudine lo spessore di atmosfera attraversato dalla radiazione si riduce e l’assorbimento cala. L’OMS indica un aumento dei livelli di UV di circa il 4% ogni 300 metri di altitudine. Un’uscita di scialpinismo a 2.500 metri su neve fresca somma i due effetti: quota e riflessione.
La durata
L’indice descrive l’intensità istantanea, non la dose accumulata. L’esposizione complessiva dipende sia dall’intensità della radiazione sia dalla durata dell’attività. Per questo, anche un indice moderato può diventare rilevante durante un’esposizione prolungata.
Le nuvole
Una copertura nuvolosa leggera può ridurre solo in parte l’esposizione ai raggi UV. La nuvolosità reale può inoltre cambiare nell’arco di un allenamento lungo, e la percezione di luminosità ridotta non corrisponde necessariamente a una riduzione proporzionale dell’esposizione.
Dove consultare l’indice UV
— Bollettini delle ARPA regionali. Diverse agenzie regionali pubblicano una previsione dell’indice UV a scala regionale, in genere per il giorno in corso e i due successivi. Possono essere una fonte utile per consultare le previsioni UV relative al territorio italiano.
— App meteo generaliste. Comode, ma la quota di riferimento del punto non sempre corrisponde a quella reale del luogo in cui ti alleni: in montagna il valore mostrato può risultare sottostimato.
Come usare l’indice UV per pianificare l’allenamento
L’indice UV serve a prendere due decisioni: quando allenarsi e con quale livello di protezione. Per la prima non sempre si può scegliere, una gara ha un orario fisso, così come un allenamento di gruppo.
Per la seconda invece si può:
— Controllare il valore massimo previsto e l’ora in cui si registra, non solo il dato medio della giornata.
— Quando possibile, programmare le sessioni più lunghe al di fuori delle ore centrali della giornata, quando l’intensità UV è maggiore.
— Aumentare il livello di protezione: applica la protezione circa 20 minuti prima dell’esposizione e riapplicala ogni due ore o più frequentemente in caso di sudorazione intensa, acqua o sfregamento.
— Prestare particolare attenzione in quota, sulla neve, sulla sabbia o vicino all’acqua: le superfici riflettenti possono aumentare l’esposizione UV effettiva.
— Avere con sé cappello e occhiali da sole adeguati: fanno parte della protezione, soprattutto in condizioni di forte esposizione o riflessione, come in alta quota e sulla neve.
Sul piano della protezione, per l’allenamento all’aperto è importante che la formula sia adatta alle condizioni in cui si svolge l’attività sportiva: SUNO AIR è sviluppata per gli sport ad alta sudorazione, mentre SUNO FACE è la formula specifica per la protezione del viso durante lo sport. Per la scelta del fattore di protezione, invece, l’articolo dedicato spiega quale SPF scegliere in base al fototipo e alla disciplina.
I miti più diffusi sull’indice UV
“Se non fa caldo l’UV è basso”
Temperatura e indice UV sono grandezze indipendenti. Una giornata di aprile a 2.000 metri, con aria fredda e neve al suolo, può presentare valori di indice UV superiori a una giornata afosa di pianura. La radiazione ultravioletta non si percepisce come calore.
“In inverno l’indice UV non conta”
In molte aree di pianura i valori invernali sono generalmente più bassi, ma la situazione può cambiare con latitudine, quota e condizioni atmosferiche. In montagna, la combinazione di quota e riflessione della neve può aumentare significativamente l’esposizione, soprattutto nelle giornate serene di fine inverno e inizio primavera.
“All’ombra l’indice UV è zero”
L’ombra riduce l’esposizione ma non la annulla. La radiazione diffusa dal cielo e quella riflessa dalle superfici circostanti continuano ad arrivare: sotto un albero o un ombrellone la riduzione è parziale.
“Un indice UV alto significa che mi scotterò”
L’indice descrive l’intensità della radiazione, non l’esito sulla singola persona. Lo stesso valore può produrre effetti diversi a seconda delle caratteristiche individuali, tra cui il fototipo e la sensibilità agli UV. L’assenza di eritema non significa assenza di esposizione ai raggi UV: gli effetti dell’esposizione non si manifestano necessariamente attraverso una scottatura immediata.
FAQ
Da quale valore di indice UV serve la protezione?
Da 3. L’OMS indica questa soglia come punto a partire dal quale adottare misure di protezione: crema solare, occhiali, cappello e ricerca dell’ombra nelle ore centrali della giornata.
L’indice UV tiene conto dell’altitudine?
Le previsioni dell’indice UV tengono conto dei fattori ambientali che influenzano la radiazione, tra cui l’altitudine; tuttavia, in ambiente montano il valore previsto può non rappresentare perfettamente le condizioni del punto in cui ti trovi.
L’indice UV cambia durante la giornata?
Sì, in modo marcato. Il massimo si registra nelle quattro ore centrate sul mezzogiorno solare. A inizio mattinata e nel tardo pomeriggio i raggi attraversano uno spessore maggiore di atmosfera e l’intensità cala.
L’indice UV dice quanto tempo posso stare al sole?
No. Indica l’intensità della radiazione, non una durata di esposizione sicura. Il tempo di reazione dipende anche dal fototipo, e nessun valore va letto come autorizzazione a un’esposizione prolungata senza protezione.
Cosa farne, in pratica
Consultare l’indice UV richiede pochi secondi e incide su due decisioni concrete: l’orario dell’uscita e il livello di protezione con cui la affronti. I riferimenti da tenere a mente sono tre: la soglia 3, le ore centrali della giornata, quando l’intensità UV è maggiore, e il ruolo di quota e superfici riflettenti, che possono aumentare l’esposizione effettiva.
Il passo successivo riguarda l’esecuzione. Quantità, tempi e corretta riapplicazione durante l’attività sono aspetti fondamentali per mantenere una protezione adeguata, ed è questo il tema di come si applica e si riapplica la crema durante una gara.